Salottino del primo novecento


Per ospitare le opere pittoriche in dotazione al Museo si è ricostruito, in questo ambiente, un interno borghese del primo Novecento utilizzando arredi d’epoca come una credenza e quattro sedie in stile déco. A questi ben si integra un elegante tavolinetto degli anni Venti, con ripiano in grés, decorato con antilope e motivi vegetali,   ideato di Galileo Chini. In questa sala è esposta la tela L’attesa, nota anche  come L’ultimo invito, dipinta da Galileo Chini    nel 1952. Questa opera, appartenente all’ultimo periodo di attività dell’artista, è ricca di pathos ed è caratterizzata da una pittura dall’impasto denso e dai toni cromatici molto cupi.  Sono presenti anche tre  opere di Tito Chini (1898-1947), figlio di Chino Chini. Di intonazione giapponese è il pannello Le farfalle eseguito negli anni Venti, dove ad una soluzione compositiva dallo schema piuttosto libero si affianca un tono altamente decorativo caratterizzato dal netto contrasto dei valori cromatici. Nel pannello con soggetti ispirati all’antico Egitto, sempre eseguito negli anni Venti da Tito Chini, si manifesta una propensione per soluzioni  dalle evidenti riduzioni formali. Nella terza opera, La foresta impossibile, realizzata nel 1945, Tito Chini si addentra in un mondo fiabesco attraverso un impianto compositivo minuzioso e dalle armoniose linee di eleganti arabeschi. Completano l’arredo   una fioriera in maiolica a lustro metallico rubino, degli anni Venti,  dovuta a Augusto Chini (1904-1998), fratello di Tito e di un grande vaso sempre in maiolica a lustro, ideato da entrambi negli anni Trenta.
SXProduzione de “L’Arte della Ceramica” Fornaci San Lorenzo: il vetroDX