Fornaci San Lorenzo


Cartolina Storica Fornaci San Lorenzo

Origini e personaggi

Dopo la loro uscita da L’Arte Ceramica di Fon-tebuoni, Galileo e Chino Chini fondano nel 1906 una nuova fabbrica, a Borgo San Lorenzo (FI), nel Mugello, denominata Fornaci San Lorenzo. La sede delle Fornaci San Lorenzo viene collocata nell’ex-tintoria Tesi. Accanto alla produzione di ceramica la fabbrica è anche attrezzata per la produzione di esemplari in vetro come lampadari, lampade e vari generi di vetrate. Alla fondazione della manifattura partecipa anche il fratello di Chino, Pietro, il cui nome è l’unico a comparire nella ragione sociale dell’impresa, per evitare contrasti con l’ancora esistente fabbrica di Fontebuoni. Nuovi soci concorrono al so­stentamento finanziario della fabbrica mugellana. Un contributo rilevante è dovuto alla marchesa Teresa Torlonia Gerini che nel 1909 entra a far parte della società Manifattura Fornaci San Lorenzo Chini e C.

Come ne L’Arte della Ceramica, Chino si occupa della direzione tecnica, mentre Galileo di quella artistica. L’indirizzo scelto da Galileo è completamente diverso da quello adottato negli anni de L’Arte della Ceramica. Infatti, conformemente alla situazione internazionale, vengono abbandonati gli schemi di tipo naturalistico a favore di moduli molto più stilizzati. Le Fornaci San Lorenzo, quindi, mostrano l’aspetto più moderno della ceramica italiana. Come risulta da un inventario del 31 dicembre del 1909, gli esemplari della manifattura, sono presenti presso i punti vendita di importanti ditte di arredamento come la Issel di Genova, la Emporium di Napoli, la Ducrot di Palermo e Roma e la Girard e Cutler di Firenze.’

Il campionario della fabbrica viene ideato da Galileo con continuità fino al 1911, anno in cui si reca a Bangkok, su invito del sovrano thailandese, per affrescare il Palazzo del Trono; al suo rientro, nel 1913, Galileo inserisce nei moduli di produzione nuove tipologie ispirate dal mondo orientale.

Purtroppo i rapporti tra Chino e Galileo sono spesso rovinati da dissapori dovuti al fatto che Chino si trova spesso a tutelare da solo gli interessi dell’impresa per le frequenti assenze di Galileo, dovute ai suoi impegni di artista.

L’andamento delle Fornaci San Lorenzo fortu­natamente non risente di questa situazione, anche perché i due Chini sono consapevoli dell’importanza del be­nessere della manifattura ed in realtà affrontano molto spesso in pieno accordo i problemi per promuovere iniziative. Ne è un esempio la fondazione, nel 1910, della società “L’Arte”, impresa in cui figurano anche il pittore Salvino Tofanari, l’architetto Adolfo Coppedè e il pittore e decoratore Ugo Fioravanti, nata con lo scopo di pro­porre al pubblico nella sua sede a Firenze in via dei Martelli 7, le produzioni ideate sia dai soci che da altri artisti italiani e stranieri. Il buon esito di questa impresa è sicuramente legato alla fama di Galileo, e la partenza dell’artista per il Siam, condiziona talmente la società che nel 1913 essa chiude per fallimento.

Anche le Fornaci San Lorenzo soffrono la crisi economica determinata dallo scoppio della prima guerra mondiale e, nel 1918, per porre rimedio alle varie difficoltà si pensa ad una eventuale fusione della fabbrica con la manifattura fiorentina Cantagalli e con le Fornaci Brunori di Borgo San Lorenzo. Questo progetto non viene mai realizzato e la fabbrica dei Chini riesce a far fronte alla crisi grazie anche a commesse di grande impegno, come il rivestimento in grès ceramico per lo stabilimento termale “Lorenzo Berzieri” di Salso­maggiore.

Verso gli anni Venti inizia la sua attività nelle Fornaci San Lorenzo anche Tito Chini, figlio di Chino. A lui viene affidata la direzione artistica della fabbrica, proprio in questo periodo, per i forti dissapori tra suo padre e Galileo. Il rientro di Galileo nella fabbrica è però essenziale soprattutto per preparare il materiale per l’Esposizione di Arti Decorative di Parigi del 1925.

Per far fronte a tale impegno i Chini rilevano uno stabile a Firenze, appartenuto alla manifattura Florentia Ars, per trasferirvi la lavorazione a tornio. Infatti la fabbrica di Borgo era attrezzata solo per le realizzazioni a stampo, necessarie per eseguire il complesso lavoro del rivestimento dello stabilimento “Lorenzo Berzieri” di Salsomaggiore.

Dopo il 1925 Galilleo Chini lascia il suo incarico allontanandosi così dal mondo della ceramica. Sono i figli di Chino, Tito e il giovane Augusto che cercano di introdurre nel repertorio delle Fornaci San Lorenzo nuove tipologie. Anche Elio, altro figlio di Chino, collabora nella fabbrica soprattutto arricchendo con la sua preparazione di chimico e farmacista la direzione tecnica delle Fornaci San Lorenzo, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Nel 1930 Chino Chini progetta un piano di ristrutturazione delle Fornaci San Lorenzo al fine di utilizzare con maggiore razionalità sia la sede di Borgo San Lorenzo che quella di Firenze riservando la prima alla lavorazione solo della ceramica, e la seconda alla lavorazione del vetro e delle piastrelle. (23) L’attività della fabbrica con questa nuova strutturazione continua incessantemente anche durante il periodo bellico finché nel 1943 viene distrutta da un bombardamento aereo.

Marchi

Per contrassegnare la produzione delle Fornaci San Lorenzo viene scelto come marchio una grata stilizzata, simbolo del martirio di San Lorenzo, patrono del luogo. Ad essa è unito un giglio stilizzato con la scritta CHINI E C. MUGELLO ITALIA; in genere sono riportati il numero di sagoma e di decorazione dell’esemplare. Non sempre questa scritta compare per esteso, talvolta infatti troviamo solo MUGELLO, mentre ITALIA è sempre presente nei pezzi destinati al mercato estero o presentati nelle esposizioni.

Verso il 1920 la grata viene iscritta dentro un cerchio ed è accompagnata sempre dalla dicitura usata precedentemente.

In genere il marchio viene riportato in blu, a pennello o inciso sotto la base degli esemplari; spesso nei bassorilievi, nei pannelli e nelle vetrate viene apposto in basso, a destra.

Negli anni Quaranta si usa come marchio anche un rombo impresso entro il quale si trova la stessa scritta usata nei marchi precedenti.

Tipi ceramici e tecniche

Rispetto al periodo de L’Arte della Ceramica, non vengono introdotte nelle Fornaci San Lorenzo sostanziali differenze per quanto riguarda l’aspetto tecnico della produzione. Questo è più che ovvio dal momento che la continuità delle soluzioni tecniche è mantenuta da Chino Chini; infatti egli è riuscito ad acquisire una competenza straordinaria su tutti i procedimenti all’avanguardia presenti nel settore ceramico del suo tempo.

Il materiale ceramico più frequentemente usato è la maiolica; con essa si dà origine ad una variatissima tipologia di esemplari in gran parte coperti da lustri metallici. Questa tecnica viene intensamente utilizzata dalla fabbrica in tutto il lungo periodo della sua produzione e costituisce una caratteristica distintiva della ceramica Chini. Il lustro più famoso utilizzato dalla manifattura è quello rubino, di grande effetto soprattutto nella valorizzazione dei pezzi di intonazione orientale ideati da Galileo dopo il suo rientro dal Siam. Altri tipi di lustri caratteristici delle Fornaci San Lorenzo sono quelli a riflessi oro e argento adatti a conferire alla superficie degli esemplari preziosi effetti luminosi.

Frequente nel periodo mugellano è anche l’uso del grès, del tutto simile nella composizione a quello prodotto da L’Arte della Ceramica, ma ora vengono perfezionate alcune tecniche che consentono di ottenere sul grès anche decori policromi. Caratteristica nuova delle Fornaci San Lorenzo è l’intensificazione della lavorazione a stampo. Come già detto, l’adozione di questa tecnica si rende necessaria quando la fabbrica si ristruttura per realizzare il lavoro di rivestimento delle terme “Lorenzo Berzieri” di Salsomaggiore. Per questa occasione la fabbrica viene finalizzata esclusivamente alla lavorazione della ceramica a stampo, sospendendo per diversi anni le realizzazioni al tornio. Infatti all’Esposizione di Pesaro del 1924 la manifattura presenta un campionario centrato soprattutto su esemplari a stampo. La nuova produzione di esemplari torniti necessari per la partecipazione all’Esposizione d’Arte Decorativa di Parigi del 1925 viene eseguita negli impianti fiorentini.

Tipologie produttive

La produzione delle Fornaci San Lorenzo pre­senta un indirizzo estetico ben diverso da quello che caratterizza gli esemplari de L’Arte della Ceramica. Ciò è dovuto anche all’evoluzione del gusto ed ancora una volta è Galileo Chini, nel nostro paese, a rendersene interprete e promotore. Si apre quindi una fase nuova ed importante per la ceramica italiana che vede le Fornaci San Lorenzo, diversamente da molte fabbriche italiane, in linea con le produzioni europee più moderne. I nuovi moduli decorativi, affrancati da rappresentazioni di tipo naturalistico, sono basati su schemi molto stilizzati o addirittura geometrici, che risentono dell’influenza della maniera degli artisti della Secessione viennese, in particolare dell’opera di Gustav Klimt. È frequente infatti trovare impianti decorativi basati su motivi a volute e minuziosi corpuscoli circolari che soprattutto con la copertura a lustri dorati ricordano la maniera dell’artista austriaco, in particolar modo delle sue opere dette del “periodo d’oro”.

Scompaiono anche le tenui sfumature cromatiche che Galileo mostrava di preferire negli anni precedenti. Infatti egli adotta adesso toni molto intensi in particolar modo di blu, rosso, ocra e verde, molto vicini a quelli che utilizza nei suoi affreschi. I motivi decorativi di tipo floreale o zoomorfi, vengono riportati con notevole semplificazione formale e spesso con una cromia antinaturalistica. Si tratta di una nuova maniera di intendere l’ornamento, che nelle soluzioni proposte da Galileo è sempre di tipo pittorico; le sagome degli esemplari hanno linee molto essenziali e il complesso decorativo non interviene più a costituirne l’architettura come spesso capitava nei pezzi prodotti da L’Arte Ceramica. Ritroviamo però anche nella produzione mugellana quel senso di raffinata eleganza caratteristico dell’inventiva di Galileo Chini; vediamo infatti negli esemplari in maiolica come si ricorra spesso alla copertura a lustri metallici che, oltre a creare effetti preziosi, imprimono alla struttura un’armoniosa fusione tra la sagoma e l’impianto decorativo. In questo periodo è ben presente la produzione in grès, caratterizzata da sagome molto semplici su cui si inseriscono ornati stilizzati in blu di cobalto costituiti da palmette, cerbiatti e fasce geometriche, su fondo grigio naturale. Vi sono anche esemplari in grès che presentano un fondo colorato, in genere in giallo ocra, con decori sempre in blu di cobalto. Inoltre il livello tecnico raggiunto dalle Fornaci San Lorenzo è tale da riuscire a produrre anche manufatti in grès policromo con copertura a lustri metallici. Esemplari in grès di un certo interesse sono anche alcuni tipi di portaombrelli dalla forma molto affusolata, decorati con motivi vegetali e volatili, desunti da antichi schemi tessili persiani. La ripresa di temi della tradizione non è limitata solo a questi esempi, infatti vi è un grande uso di ornamenti, per vari tipi di boccali, tipici delle ceramiche della seconda metà del Quattrocento, in particolar modo quelli che si rifanno alla famiglia gotico floreale. Ne sono un esempio i calligrafici girali di foglie con cui Galileo Chini decora il ventre di versatori. Anche in questa ripresa di moduli della tradizione vi è però un’intenzione di reinterpretazione. Infatti per quanto gli elementi decorativi ed anche strutturali appartengano ad epoche passate, Galileo sa darne una versione moderna e di grande originalità.

Nuove proposte compaiono nella produzione mugellana dopo il ritorno di Galileo Chini dal Siam, nel 1913. Il repertorio della fabbrica si arricchisce allora di nuove sagome e decori di ispirazione orientale: si tratta di strutture dalle forme ovali, in genere con coperchio, e ornate da elementi floreali secondo un impianto minuziosamente definito, al cui dinamismo concorrono la fitta puntinatura del fondo e la copertura a lustri metallici. Molti di questi esemplari vengono prodotti in occasione dell’Esposizione di Parigi del 1925, riscuotendo un grande consenso sia dal pubblico che dalla giuria.

Dopo l’abbandono di Galileo Chini della di­rezione artistica della fabbrica nel 1925 circa, vengono fatti numerosi tentativi per rinnovare la produzione ad opera dei figli di Chino Chini, Tito e Augusto. Tito, che già da alcuni anni presta la sua opera nelle Fornaci San Lorenzo, affiancando Galileo, si impegna in un nuovo indirizzo estetico riuscendo a fornire soluzioni per­sonalissime centrate ad esempio su una nettissima ripartizione geometrica dell’impianto decorativo e avvicinandosi, anche per le vivaci scelte cromatiche, alle proposte della ceramica futurista. Tito Chini sa cogliere le espressioni caratteristiche della cultura artistica del suo tempo traducendole nel proprio linguaggio espressivo per dar vita ad esemplari raffinatissimi come quelli coperti da un luminoso smalto turchese oppure quelli rivestiti da uniformi riflessi dorati. Nelle decorazioni di tipo floreale il suo stile è vario, ma in genere è centrato su moduli che si riconducono alle stilizzazioni di tipo déco. All’altro figlio di Chino, Augusto, che inizia a lavorare nella fabbrica verso gli anni Trenta, si devono nuove sagome dalle forme imponenti ed estremamente ra­zionali, previste in colorazione monocroma senza alcun decoro. Augusto Chini, di formazione scultore, si occupa soprattutto di modellazione. Tra le sue varie opere ricordiamo numerose plastiche usate per alcuni vasi e numerose figurine di animali.

Per la realizzazione di plastiche la manifattura si avvale anche della collaborazione di alcuni scultori; tra essi ricordiamo Valmore Gemignani autore di opere di intonazione neo-rinascimentale come ad esempio grandi figure di putti realizzate sia in maiolica bianca che con copertura in oro brunito. Tra i generi di produzione delle Fornaci San Lorenzo figura anche un settore dedicato alle copie di sculture famose, come ad esempio modelli robbiani e busti tratti dalla scultura classica greca e romana e dalla scultura rinascimentale e barocca. Sicuramente questa scelta produttiva è dovuta a motivi commerciali, nel tentativo di raggiungere una clientela molto più vasta e per far fronte alla concorrenza delle altre fabbriche, soprattutto del territorio fiorentino, come la Cantagalli, la Florentia Ars o la Manifattura di Signa. Ricordiamo come l’artigianato italiano anche in questa epoca sia centrato nella maggior parte dei casi su proposte legate alla cultura dello storicismo, per cui anche le Fornaci San Lorenzo non possono non tenere conto di questa tendenza se vogliono raggiungere un mercato più vasto. Per questo motivo troviamo tra i generi della manifattura mugellana anche oggetti destinati a scopi pratici; sono per lo più esemplari molto semplici come olle, vasi per conserve, boccali e bottiglie, pensati solo per fini funzionali e quindi realizzati soprattutto in grès data la sua alta resistenza. Per questa produzione non vengono ideati particolari impianti decorativi, infatti sono utilizzati ornati semplici come filettature, foglioline, piccole fasce di motivi geometrici o viene riportata la denominazione di ciò che sono destinati a contenere.

Accanto a questi generi, che nelle loro semplici morfologie si collegano ai moduli della ceramica po­polare, troviamo anche una produzione per uso pratico, che però, come avveniva anche nel periodo de L’Arte della Ceramica mostra di appartenere ad una ceramica più “colta”, espressione sintomatica di un artigianato artistico di alto livello.

Tra questa produzione possiamo ammirare vari servizi da tè e da caffè dalle linee strutturali molto eleganti e decorati con calligrafici motivi stilizzati. Tra questi, di particolare interesse sono alcuni servizi ideati tra gli anni Venti e Trenta da Augusto Chini che mo­strano in maniera del tutto evidente un nuovo indirizzo estetico, tipico di questo artista, impostato su forme dalla solida geometria.

Ricordiamo ancora, infine, un tipo di produzione molto più seriale, quella a stampo, adottata soprattutto con i lavori eseguiti per le terme di Salsomaggiore. Molti esemplari realizzati con questa tecnica vengono presentati all’Esposizione di Pesaro del 1924, si tratta di por­taombrelli, fioriere e vari generi per decorazione archi­tettonica. Sono oggetti che presentano spesso una certa gradevolezza per l’uso di smalti molto brillanti, come quelli dalle tonalità del turchese, e per la scelta di mettere in rilievo alcuni particolari dei motivi decorativi, eviden­ziandoli con tocchi dorati.

Produzioni per l’architettura

Di grande impegno è la produzione delle Fornaci San Lorenzo relativa ai materiali destinati al decoro ar­chitettonico. Già nei primi anni di attività, la fabbrica presenta lavori importanti come ad esempio il pavimento in grès per la Sala del Sogno della Biennale veneziana del 1907. Quest’opera, purtroppo andata perduta, viene realizzata in grès policromo; come si può vedere da una foto dell’epoca, nella zona centrale è inserita la decorazione di una grande pianta a palmetta con ai lati due pavoni. All’Esposizione torricelliana del 1908 tra la produzione presentata dalle Fornaci San Lorenzo si trova anche un grande pannello con putti e ghirlande, i soggetti decorativi più frequenti in questo tipo di realizzazioni della manifattura mugellana. Gran parte delle deco­razioni ceramiche dei Chini presenti in vari edifici, in particolar modo della zona di Firenze sono andati perduti a causa, in genere, del mutar dei gusti, che ha indotto, in anni passati, a distruggere numerose costruzioni dell’inizio del secolo. Tra gli esempi rimasti possiamo ricordare i pannelli ideati da Galileo, con riferimento a schemi della Secessione viennese, per il villino Ravazzini in via Scipione Ammirato a Firenze, progettato nel 1907 da Giovanni Michelazzi. La collaborazione del Mi-chelazzi con le Fornaci San Lorenzo è molto ricorrente; anche nel villino Lampredi, del 1910, troviamo un fregio in maiolica con putti e festoni, ideato da Galileo Chini. I fregi in maiolica verde del villino Broggi Caraceni, progettato dal Michelazzi nel 1911, per la loro perfetta integrazione nelle strutture dell’edificio inducono a pensare che siano ideazioni dello stesso Michelazzi.

Le Fornaci San Lorenzo non sono impegnate solo in realizzazioni di impostazione moderna, ma collaborano anche per eseguire proposte legate all’arte del passato; è il caso di citare ad esempio il pavimento in grès eseguito per l’eclettico padiglione toscano, progettato da Ugo Giusti per l’esposizione romana del 1911. Il modello in questo caso viene preso dall’impiantito a motivi cosma-teschi del duomo di Pisa. Analoghe partiture decorative sono riscontrabili anche nel pavimento realizzato attorno al 1912 per la zona di ingresso del cimitero dell’Antella presso Firenze.

Sicuramente il lavoro più impegnativo affrontato in questo settore dalla manifattura è il rivestimento in grès ceramico dello stabilimento termale “Lorenzo Berzieri” di Salsomaggiore.(24) Per questo imponente complesso architettonico costruito tra il 1913 e il 1923, su progetto dell’architetto Ugo Giusti, la fabbrica produce una variatissima tipologia di materiali da rivestimento. Si va dalle tegole per la copertura del tetto, ai listelli dorati con vari motivi a intreccio, dai grandi rosoni alle teste leonine, dalle balaustre ai bassorilievi con chimere e figure femminili. Per la realizzazione di questi ultimi si ricorre alla collaborazione dello scultore Guido Calori, mentre per le teste leonine la fabbrica si avvale dell’opera di Aristide Aloisi.

Durante l’esecuzione dei primi lotti per il rivestimento del “Lorenzo Berzieri”, nel 1919, la zona del Mugello viene colpita da un forte terremoto che causa gravi danni alla struttura della fabbrica. Le lesioni causate ai forni sono di tale gravità che si deve provvedere a ricostruirne altri al di fuori della struttura della fabbrica. Alcuni elementi decorativi, come protomi leonine, rosoni e piastrelle a motivi intrecciati, tipici del rivestimento dello stabilimento di Salsomaggiore sono già presenti nella decorazione prodotta dalla manifattura nel 1910 per l’ampliamento delle Terme Tamerici di Mon­tecatini, su progetto di Giulio Bernardini. In questo complesso architettonico di intonazione neo-medioevale, si trovano anche numerosi pannelli ideati da Galileo Chini, come ad esempio quello a lustri metallici della Fonte Giulia, decorato con pesci e pigne. Interessante è il grande pannello ldimtiano della sala di mescita dove sono raffigurati putti su un fondo articolato da fiori stilizzati.

Un numero piuttosto consistente di decori in ceramica prodotti dalle Fornaci San Lorenzo sono ancora visibili in molti edifici di Viareggio. Infatti Galileo Chini collabora soprattutto con l’architetto Alfredo Belluomini, nel periodo tra le due guerre, e in particolar modo negli anni Venti, per dare un nuovo aspetto alla cittadina versiliese. A tale scopo il Chini idea numerosi pannelli in maiolica per vivacizzare le austere forme delle nuove costruzioni. I temi decorativi sono in genere putti e festoni come quelli visibili ad esempio sulla facciata dell’Hotel Liberty sul viale Manin. Tra i vari decori proposti da Galileo Chini per gli edifici viareggini, sono particolarmente degni di nota quelli di un villino, sul viale Carducci, dove nel fregio sottogronda e nel ri­quadro a destra di una finestra tamponata, compaiono figure femminili dalle lunghe vesti su un articolatissimo fondo a motivi geometrici e fiori stilizzati, chiaramente ispirati ai pannelli che l’artista aveva realizzato per la Biennale veneziana del 1914.

La produzione di materiali per uso architettonico, che consta di un campionario vastissimo, subisce una forte crisi negli anni Trenta a causa del mutamento di gusti in fatto di decorazione per edifici. Nel tentativo di risolvere questa crisi, Galileo e Chino inviano nel 1936 una relazione a Benito Mussolini sulla gloriosa attività della fabbrica; nella parte conclusiva si chiede di “… non far cadere un’attività che è costata e costa gravi sacrifici, di cui ne siamo diretti responsabili, oltre alleviare molte Famiglie che oggi attendono una ripresa, sicura e tranquilla del lavoro per il bene delle loro famiglie e dell’Italia. “

Negli anni successivi l’attività delle Fornaci San Lorenzo nel settore per architettura riprende nor­malmente, eseguendo anche lavori di grandi dimensioni. Tra essi possiamo citare il rivestimento per le terme di Castrocaro. Questo lavoro, interamente ideato da Tito Chini, sul finire degli anni Trenta, consta di numerosi pannelli caratterizzati da soluzioni decorative dalle evidenti riduzioni formali. Molto interessanti risultano alcuni rivestimenti, con motivi geometrici, che vengono ad inserirsi nell’architettura in una equilibrata sintesi decorativa e strutturale.

Esposizioni

La prima occasione che la manifattura mugellana ha di presentare la sua produzione è l’Esposizione Torricelliana di Faenza del 1908; in essa ottiene una medaglia d’oro e due gran premi. Dalla recensione di questa manifestazione sulla rivista «Emporium» leggiamo che: “Ad accogliere i visitatori della riuscita mostra faentina di arti belle, con una prima gustosa impressione estetica, gli ordinatori hanno, con sagace consiglio, raccolto nell’atrio di essa due pannelli decorativi ed alcune belle vetrate a colori di Galileo Chini… “

Per l’Esposizione di Bruxelles del 1910, per la quale Galileo Chini presta la sua opera anche come decoratore, si legge nelle cronache dell’epoca: “Il Chini svolgerà nello sfondo del portico al piano superiore la vita italiana simboleggiata nelle figure delle regioni raggruppate intorno alla figura di Roma e nel fianco dell’edificio festoni di fiori e frutti, fregi ornamentali e gruppi di putti decorativi.”

Tra le varie esposizioni a cui partecipa la manifattura mugellana sicuramente la più prestigiosa è quella di Parigi del 1925. Roberto Papini riesce a notare l’alta qualità dei prodotti della fabbrica, che in quello stesso anno è anche alla Biennale di Monza: “La pro­duzione del 1925 presentata quest’anno a Monza ed a Parigi accanto ai tipi divenuti ormai tradizionali segna un risorgimento notevole della famosa fabbrica toscana che negli ultimi anni si era appartata dalle esposizioni, occupata dalla decorazione sontuosa delle terme di Salsomaggiore.”

All’Esposizione di arti decorative di Parigi, le Fornaci San Lorenzo collaborano anche per l’al­lestimento del padiglione italiano, progettato in uno stile eclettico da Armando Brasini; per esso vengono rea­lizzate le tegole smaltate per la copertura del tetto, un pavimento in grès, ideato da Tito Chini, e vari ornamenti del soffitto modellati da Augusto Chini su disegno di Galileo.

Lo stand di esposizione della manifattura è ornato da grandi pannelli a lustri metallici di notevole qualità. Tra questi è mirabile un grande fregio dalla vivace policromia dove Galileo propone un decoro costituito da un fagiano in mezzo ad una folta e variatissima vegetazione.

In occasione dell’esposizione di Anversa del 1930, Augusto Chini viene incaricato della realizzazione dei decori per l’allestimento del Padiglione delle Colonie per il quale esegue le grandi palme stilizzate inserite sui portali.

Un elenco molto dettagliato delle varie espo­sizioni e dei relativi riconoscimenti ottenuti dalla manifattura è allegato alla relazione sull’attività delle Fornaci San Lorenzo e de L’Arte della Ceramica, redatta nel 1936 da Galileo e Chino Chini per chiedere al governo di allora di porre rimedio alla crisi che si era venuta a creare in quel periodo per i mutamenti estetici che come scrivono i due Chini “hanno eliminata l’applicazione della decorazione ceramica”.

Da tale relazione si può estrarre il seguente elenco di partecipazioni a mostre delle Fornaci San Lorenzo:

1908 Esposizione Torricelliana di Faenza. Due gran premi, una medaglia d’oro del Ministero A.I.C. e due premi speciali.

Esposizione nazionale d’arte sacra moderna e regionale antica di Venezia. Medaglia d’oro.

1909 Seconda esposizione donatelliana artistica internazionale di Napoli. Un gran premio, una medaglia d’oro, una medag ia d’argento dorato del Ministero A.I.C.

Esposizione internazionale d’arte di Venezia

Esposizione al Salon d’Autumne di Parigi. Diploma di partecipazione.

Mostra d’arte alle Tamerici di Montecatini. Diploma di partecipazione.

Esposizione “Pro Arte Lucensi” di Lucca. Diplo­ma di partecipazione.

1910 Esposizione internazionale d’arte di Bru­xelles. Un gran premio e una medaglia d’oro.

Esposizione fra amatori e cultori delle arti di Roma. Diploma di partecipazione.

1911 Esposizione di arti decorative di Buenos Aires. Diploma di partecipazione.

Esposizione di Belle Arti di Milano. Diploma di partecipazione.

Esposizione Internazionale d’Arte di Roma. Col­laborazione per la decorazione del Padiglione della Toscana.

Esposizione Internazionale d’Arte di Torino. Un gran premio e una medaglia d’oro ai collaboratori.

1912 Mostra d’arte alle Tamerici di Montecatini. Diploma di partecipazione.

Esposizione Amici dell’Arte di Torino. Diploma di partecipazione.

1913 Esposizione Mugellana e della Val di Sieve di Borgo San Lorenzo.

1914 Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia. Diploma di partecipazione.

Esposizione internazionale italo—americana di Genova. Grand prix

Esposizione della Società di Belle Arti di Firenze. Diploma di partecipazione.

Esposizione di edilizia di Messina. Diploma di partecipazione.

1915 Esposizione Internazionale d’Arte della Secessione di Roma. Diploma di partecipazione.

Esposizione invernale d’arte toscana di Firenze. Medaglia d’oro del Ministero A.I.C. Diploma di medaglia d’oro della Camera di Commercio di Firenze.

1918 Mostra Campionaria delle industrie toscane di Firenze. Medaglia d’oro.

1920 Esposizione d’arte decorativa moderna di Stoccolma. Diploma di partecipazione.

Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia.

1921 Esposizioni romagnole riunite di Forlì. Diploma di partecipazione.

1922 Mostra dell’edilizia moderna di Torino. Diploma d’onore e medaglia d’oro del Comune di Torino.

Esposizione fiorentina primaverile di Firenze. Diploma di partecipazione.

1923 Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia. Diploma di partecipazione.

Crociera italiana nell’America latina. Diploma di partecipazione.

1924 Mostra nazionale della ceramica di Pesaro. Medaglia d’oro e diploma d’onore.

Fiera Campionaria di Milano. Partecipazione del Padiglione Regionale Italiano.

1925 Mostra Internazionale d’Arti Decorative di Monza.

Fiera Campionaria di Milano. Partecipazione nel Padiglione Regionale Toscano.

Esposizione Internazionale di Arti Decorative e Industriali Moderne di Parigi. Grand prix, diploma d’onore per i materiali architettonici decorativi in ceramica, grand prix per la produzione di vasi e soprammobili, medaglia d’argento per le vetrate arti­stiche, medaglia d’argento per l’arredamento.

Esposizione Internazionale del libro di Firenze. Diploma di partecipazione.

1926 Fiera Campionaria di Milano. Partecipa­zione nel Padiglione Regionale Toscano.

Mostra regionale di edilizia di Torino. Diploma di gran premio

Mostra nazionale delle piccole industrie e dell’artigianato di Firenze. Diploma di fuori concorso.

Esposizione Agricola e Industriale di Caltanisetta. Medaglia d’oro.

Fiera biennale campionaria di Lucca. Gran pre­mio e targa del Comune di Siena.

1927 Fiera Campionaria di Tripoli. Medaglia d’oro.

1928 Fiera Campionaria di Milano. Parte­cipazione del Padiglione Regionale Toscano e parte­cipazione nel Padiglione delle Piccole Industrie.

Esposizione per il IV Centenario di Emanuele Filiberto e X Anniversario della Vittoria, di Torino. Diploma di fuori concorso.

Mostra della ceramica moderna di Pesaro. Medaglia d’argento e diploma di alta lode.

1929 Esposizione Internazionale di Barcellona. Medaglia d’oro.

Fiera Campionaria di Tripoli. Diploma di alta benemerenza e diploma di fuori concorso.

Esposizione Nazionale dell’Alto Adige di Bolzano. Medaglia d’oro

Fiera campionaria di Fiume. Diploma di partecipazione.

Fiera di Lipsia. Diploma di partecipazione.

Fiera Campionaria di Tripoli. Diploma di fuori concorso.

Esposizione Internazionale di Anversa. Grand prix per la ceramica, grand prix per l’arte decorativa, diploma di grande onore per le vetrate e speciali distinzioni ai collaboratori.

1931 Fiera Campionaria fuori concorso

Fiera del Levante di Bari. Diploma di partecipazione.

1932 Fiera Campionaria di Tripoli. Diploma di fuori concorso.

1933 Fiera Campionaria di Tripoli. Diploma di partecipazione.

1934 Fiera Campionaria di Tripoli. Diploma di partecipazione.

La produzione del vetro

Uno spazio a sé ha nelle Fornaci San Lorenzo la produzione vetraria. Già dai tempi de L’Arte della Ceramica, Chino Chini aveva mostrato interesse anche per questo genere di produzione e di ciò abbiamo traccia in una lettera del 1902 inviatagli da Bernardino Pepi nella quale il chimico senese si dichiara disposto ad impartirgli lezioni di “chimica applicata all’arte Vetraja.”(30)

La prima importante occasione per le Fornaci San Lorenzo di mostrare anche questo aspetto delle loro
attività è il concorso del 1908 per le vetrate della basilica ostiense di S.Paolo, a cui partecipano anche famosi laboratori fiorentini come quello di Felice Quentin e quello di Ulisse De Matteis. In questo concorso la fabbrica mugellana presenta una vetrata raffigurante S.Bonaventura, aggiudicandosi il secondo posto.

Sicuramente le commesse di importanti lavori in questo settore giungono alla fabbrica per la notorietà di Galileo Chini. Ne sono un esempio le vetrate del­l’ingresso ottagonale della Biennale veneziana del 1909 e quelle per il padiglione toscano progettato da Ugo Giusti per l’Esposizione romana del 1911. La produzione del vetro delle Fornaci San Lorenzo è soprattutto legata alla realizzazione di vetrate anche se non mancano esempi di lampade e lampadari. I vari generi vengono elencati da Chino Chini in una relazione del 1918 riguardante tutta la produzione della fabbrica, in vista di una fusione, mai realizzata, con la fabbrica Cantagalli e le fornaci mugellane Brunori. Da questa relazione si rileva che i tipi erano: “a Mosaico di vetro. Vetrate a getto di sabbia e molate con montatura in ottone etc. Vetrate dipinte. Restauri di vetrate d’Arte antiche. Vetrate sacre e profane. Velari. Pannelli decorativi per vetrate. Vetrate per mobili. Paraventi. Lampade e accessori per le med.me.”(31) Gli accessori di cui si parla in questa ultima voce sono le basi in ceramica che la manifattura realizza in varie forme.

Le tipologie decorative delle vetrate delle Fornaci San Lorenzo sono nella maggior parte dei casi legate a soggetti sacri; di esse la manifattura vanta un repertorio vastissimo, caratterizzato da una forte maniera ac­cademica. È questa in genere una tendenza caratteristica dei laboratori fiorentini come i già citati De Matteis e Quentin, che nonostante l’alto livello tecnico, non prestano molta attenzione a sperimentazioni in senso moderno, come invece avviene in molti laboratori milanesi. Altri soggetti decorativi che si incontrano con frequenza sia nelle vetrate della manifattura mugellana che in quelle di altri laboratori fiorentini sono costituiti da motivi a corde, a festoni, oppure da ghirlande o da semplici ripartizioni geometriche. Simili proposte ben si allineano con gli edifici dalle connotazioni eclettiche a cui sono destinate. Ne sono un esempio i lucernari del pa­lazzo comunale di Montecatini, progettato nel 1919 dall’architetto Brizzi o le vetrate dello stabilimento Tamerici sempre di Montecatini ampliato nel 1910 su progetto di Giulio Bernardini.

Tra le soluzioni di impronta più moderna, due esempi interessanti, ideati da Galileo Chini, sono costituiti dal portone di ingresso dell’ Hotel La Pace e dalle vetrate di Villa Agatina a Montecatini. Nel primo caso vi è un ricorso a moduli molto geometrizzati derivanti da schemi intonati al gusto della Secessione viennese. Anche nel caso di Villa Agatina, del 1919, l’ispirazione si riferisce sempre all’ambito viennese, anche se vi è una ripartizione meno geometrica rispetto al portone dell’Hotel La Pace, mentre l’impaginazione è centrata sull’impostazione più dinamica dell’impianto compo-sitivo, accentuata anche da una cromia più vivace.

Le vetrate dello stabilimento “Lorenzo Berzieri” di Salsomaggiore sono realizzate dalle Fornaci San Lorenzo, come tutto il rivestimento in grès. Proprio i motivi decorativi ceramici di chiara intonazione déco, come ad esempio le volute, i triangoli e i maggiolini stilizzati, si ritrovano anche nelle vetrate in perfetta armonia con il resto dell’edificio. Come capita anche nel settore della ceramica, Galileo Chini non è il solo ad occuparsi della progettazione degli esemplari, ma verso il Venti interviene anche Tito Chini.

A lui si devono ad esempio vari tipi di lampadari, costituiti da una struttura in ferro battuto, realizzata sempre dalla manifattura, che trattiene formelle in vetro o calotte. I motivi più ricorrenti in questi generi sono pesci, fiori e motivi geometrici che risentono fortemente dello stile di Galileo. Un lavoro di considerevoli dimensioni dovuto a Tito è costituito dalle vetrate dell’Hotel Roma di Firenze. Eseguite negli anni Venti, esse sono decorate con pesci, putti e festoni floreali. In questa decorazione, fortemente mediata dallo stile di Galileo, solo nelle solide morfologie dei putti è ravvisabile con chiarezza la mano di Tito.

Secondo un piano di ristrutturazione previsto da Chino Chini, attorno al 1930 la lavorazione delle vetrate viene trasferita da Borgo San Lorenzo a Firenze, nell’ex-sede della manifattura Florentia Ars.

SXL’arte della Ceramica La collezione DX