La manifattura Chini


Art Nouveau, Jugendstil, Sezessionstil, Modernismo, Floreale: Liberty

Nato nell’ultimo decennio del XIX secolo in reazione all’eclettismo storico, lo “stile nuovo” si sviluppa in Europa sulle istanze del movimento inglese “Arts&Crafts” di John Ruskin e William Morris, nel segno della emancipazione dalla gerarchia delle arti e della opposizione al decadimento estetico indotto dalla produzione industriale.
Lo stile, animato diffusamente da uno slancio rinnovatore che presto si tradurrà in vera riforma, si concentrò sulla definizione di artigianato in chiave decorativa oltre che funzionale, promuovendo una concezione dinamica della linea, capace ora di esprimere empaticamente il legame fra uomo e natura, “la carica fisiopsichica ch’egli riceve dalla struttura delle forme naturali e che a sua volta imprime nella sua azione conformatrice, sin da quando traccia una linea” (Renato De Fusco, cit.).

Mosso da una crescente attitudine espressiva, lo stile conquistò progressivamente campi eterogenei, dal furnishing alla gioielleria, dalla utensileria alla grafica pubblicitaria, configurandosi come precursore del concetto di design, e imponendo quindi la propria influenza sulle arti maggiori, quali l’architettura, la scultura e la pittura (nella quale la linea si definisce “a colpi di frusta”).

Dalla prossimità con il sapere proprio dell’artigiano scaturirono innovazioni tecnico-scientifiche funzionali al linguaggio decorativo moderno; nel settore ceramico, per esempio, agli smalti furono conferite nuove tonalità, tanto da infondere a colature e difformità cromatiche (percepite prima come difetti) esiti di straordinaria intensità.
Nel fermento di rinascita che pervade l’Europa, e la cinge così di un fregio fitomorfo, l’Italia rimane inizialmente restia al nuovo, legata alle forme e ai fasti passati.
Tra i primi a spingere la realtà italiana fuori dal provincialismo nel quale si era relegata, ci fu Galileo Chini, il quale, avvertito circa le evoluzioni in corso oltre i confini del Regno, agì nel segno della riforma  con la manifattura “Arte della Ceramica”.

Il contesto nostrano riuscì non senza ritardo ad allinearsi agli esiti europei: fu comunque in Italia che si celebrò l’apice del movimento, in occasione della Esposizione Internazionale Decorativa d’Arte Moderna di Torino del 1902. All’avvenimento parteciparono la stessa “Arte della Ceramica” e l’azienda inglese di tessuti e ornamenti di Sir Arthur Liberty, alla quale dobbiamo la definizione italiana dello stile.
L’esperienza del Liberty si risolse nel primo decennio del XX secolo: esso conferì al ceto borghese l’espressione ideale dell’impulso rinnovatore unito alle sollecitazioni simboliste e esterofile, poste in un raffinato equilibrio tra applicazione e astrazione.

 

SXVilla Pecori Giraldi L’arte della Ceramica DX